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Africani, i reietti della nuova Libia Caccia agli immigrati africani voluti da Gheddafi: donne stuprate, fame, razzismo e abusi data: 6/9/2011 scade: 08/09/2011
SAYAD (Libia)_ «Cinque giorni fa sono stata violentata. Per mezz’ora, contro una barca. Da due uomini armati di mitra. Si davano il cambio. Prima si sono messi il preservativo. Poi mi hanno spinto al riparo delle imbarcazioni da pesca sulla banchina e costretta ad aprire le gambe con le braccia in alto, le mani appoggiate alla fiancata. Mi hanno presa da dietro. Non faceva troppo male. Ma li ho odiati. Mi sono sentita sporca, umiliata, abusata. Non potevo fare nulla, solo subire e piangere». Parla quasi con un sussurro Cinzia Swizzy, vent’anni, nigeriana, immigrata a Tripoli nel 2009. Sino a due mesi fa lavorava come aiuto-estetista nel cuore della citta’ vecchia. Ma la guerra ha sconvolto la sua esistenza, come quella di altre centinaia di migliaia (forse oltre un milione) di africani ai quali la politica delle «porte aperte» al continente sub-sahariano voluta da Muammar Gheddafi aveva permesso di venire in Libia.
BRACCATI - Da ospiti di riguardo, occasionalmente utilizzati dalla dittatura come «carne da cannone» per ricattare l’Italia e l’Europa sul rischio immigrazione illegale, a massa di diseredati, braccati dalle forze della rivoluzione, che al peggio li considera mercenari pagati dal Colonnello per reprimere le opposizioni, e al meglio come presenze sgradite, da espellere il prima possibile. Cinzia e’ una di loro. Ma particolarmente debole. Ha l’aria da ragazzina, molto fragile nel suo vestitino a fiori strappato che le arriva alle ginocchia, lasciandole scoperte le gambe magre, segnate da graffi freschi. Accetta di parlare solo dopo lunghe insistenze. Rivela il nome. Ma non vuole assolutamente essere fotografata. «Quella sera siamo state violentate in cinque. Ci hanno prese a caso, tra i gruppi di rifugiati che bivaccano qui tra i barconi da pesca tirati in secco. Io parlo con un giornalista solo perché magari potrà servire che vengano fermate le violenze contro le donne africane in Libia», dice seduta su di una stuoia. Attorno la ascoltano appena. Sono talmente abituati agli abusi, che un racconto in più non fa impressione. Colpisce molto di più che la ragazza parli con un occidentale. «Queste cose vanno tenute tra noi», osserva rabbioso un marcantonio con un bastone in mano. Ma poi si allontana.



La paura è di essere scambiati per mercenari del Colonnello ed essere uccisi (Reuters) MIRAGGIO EUROPA - L’abbiamo incontrata nel campo profughi di fortuna a Sayad, una trentina di chilometri a ovest della capitale. Una volta era noto come centro di addestramento del terrorismo internazionale. Secondo il piccolo contingente di ribelli armati, che ora monta di guardia ai cancelli sfondati, qui ci venivano i palestinesi di Fatah negli anni Settanta, i militanti dell’Ira, dell’Eta, Abu Nidal, gli estremisti islamici filippini legati ad Abu Sayaf, persino le Brigate Rosse e quelli della Baader Meinhof. Nel 1986 la base venne bombardata dagli americani, che colpirono tra l’altro anche le casematte del vecchio fortino italiano costruito negli anni Trenta. Da allora e’ diventata il punto di partenza piu’ importante delle «carrette del mare» che portano i clandestini verso Lampedusa. Da circa un mese e mezzo proprio tra le imbarcazioni arrugginite sono raggruppati un migliaio di africani. Quasi tutti si sono liberati dei passaporti. «Non vogliamo tornare a casa. Mandateci in Europa», recitano in coro. Tutti giovani o giovanissimi, arrivati da Sudan, Nigeria, Mali, Ciad, Costa d’Avorio, Togo, Camerun. Il campo non ha un vero ordine. In generale gli anglofoni stanno da una parte e i francofoni dall’altra.

NOTTI DI PAURA - Tutti ovviamente negano di essere mai stati mercenari di Gheddafi. Anche se un paio di ragazzi del Camerun ammettono che «purtroppo qualche soldato africano volontario nell’esercito del Colonello potrebbe nascondersi tra noi». Per lo piu’ si dicono vittime del «razzismo antiafricano delle nuove forze che comandano in Libia». Mancano di tutto. Per una settimana si sono ridotti a bere acqua di mare e mangiare un intruglio di farina sporca, olio di semi ed erbe raccolte nei prati e cotto su fuochi all’aperto. Ogni tanto gli attivisti di Medecins Sans Frontieres portano camion carichi di bottiglie d’acqua e si scatena il finimondo. La notte per loro e’ un incubo che si consuma nella paura in attesa dell’alba. «Ci riuniamo in piccoli gruppi. Le donne in mezzo per difenderle dai ribelli libici che ci vorrebbero violentare - racconta ancora Cinzia -. Aspettiamo. Ma non sappiamo bene cosa. Non credo ci sia piu’ posto per noi nella nuova Libia del dopo Gheddafi. Io vorrei scappare, partire, sparire».
«Il morale di Gheddafi è alto Il Rais organizza la difesa della Libia» Si spara sui ribelli a Sirte. Un enorme convoglio attraversa il Niger: «C'è il Colonnello» data: 6/9/2011 scade: 08/09/2011
MILANO - Muammar Gheddafi gode di «eccellente salute», «il morale è alto» e il Rais sta «pianificando e organizzando la difesa della Libia». Così il portavoce del deposto regime di Tripoli, Moussa Ibrahim, secondo quanto riferito nella notte dalla tv Al Rai, con sede a Damasco. «Siamo ancora potenti» ha avvertito Ibrahim sostenendo che i figli del rais rovesciato «assumono il loro ruolo nella difesa e il sacrificio» per il Paese.
CONVOGLIO IN NIGER: «C'È GHEDDAFI» - Un imponente convoglio di veicoli civili e militari provenienti dalla Libia ha attraversato lunedì sera Agadez, una città a nord del Niger. Voci insistenti rafforzano l'ipotesi che il convoglio ospiterebbe il colonnello Gheddafi o i suoi figli. «Si tratta di molte decine di veicoli entrati ad Agadez e provenienti da Arlit, una città mineraria vicina alla frontiera algerina, che si dirigevano verso Niamey», ha affermato una non meglio precisata fonte militare .

TESTIMONI OCULARI - Anche un giornalista di una radio privata a Agadez ha affermato di aver «notato un convoglio di molte decine di veicoli attraversare la città e dirigersi verso Niamey», capitale del Paese. «Molti testimoni hanno detto di avere visto nell'ambito di questo convoglio Rhissa Ag Boula, una delle figure di spicco delle due rivolte tuareg in Niger molto vicina a Gheddafi», ha aggiunto la stessa fonte. Una decina di persone vicine a Muammar Gheddafi, tra cui Mansour Daw, responsabile delle brigate di sicurezza, è arrivato due giorni fa ad Agadez (nord Niger) proveniente dalla Libia.

ACCORDO A BANI WALID - Gli insorti libici hanno annunciato stamani di aver raggiunto un accordo per entrare a Bani Walid senza combattere.

LA LETTERA DEL RAIS A OBAMA - C'è anche la bozza di una lettera scritta e probnabilmente mai inviata da Muammar Gheddafi al presidente degli Stati Uniti Barack Obama fra i tanti documenti trovati nel quartier generale dei servizi di sicurezza interna libici a Tripoli. «È necessario sostenere la Libia per liberarsi degli uomini armati di al-Qaida prima che tutto il Nord Africa cada nelle mani di Bin Laden», si legge nella lettera, in cui si parla dei ribelli definendoli «insorti», «sabotatori» e «ratti».


EPLOSIONI A SIRTE - Colpi di artiglieria sono stati sparati intanto contro le forze del Cnt, il Consiglio nazionale di transizione libico, che stazionano nei pressi di Sirte in attesa della scadenza dell'ultimatum fissata per sabato prossimo. L'inviato dell'emittente britannica SkyNews, Sam Kiley, ha riferito di almeno otto esplosioni. I lealisti, secondo Kiley, hanno aperto il fuoco contro alcuni carri armati degli insorti. La situazione a Sirte, città natale di Gheddafi e una delle roccaforti ancora in mano ai fedelissimi del rais, sembra essere di stallo. Il Cnt ha dato tempo ai lealisti fino a sabato per deporre le armi e arrendersi. Dopodichè dovrebbe scattare l'offensiva per la conquista della città.
Napolitano: «Rafforzare l'efficacia e la credibilità della manovra» Appello alla vigilia dell'esame del decreto al Senato data: 6/9/2011 scade: 08/09/2011
MILANO - La manovra, ottenuto il via libera della Commissione Bilancio del Senato, sarà da martedì all'esame dell'aula di Palazzo Madama. A poche ore dal dibattito, nella serata di lunedì, arriva però l'appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che invoca correzioni al testo per rafforzarne l'«efficacia» e la «credibilità».
L'APPELLO DI NAPOLITANO- «Nessuno può sottovalutare il segnale allarmante rappresentato dall'odierna impennata del differenziale tra le quotazioni dei titoli del debito pubblico italiano e quelli tedeschi. È un segnale di persistente difficoltà a recuperare fiducia, come è indispensabile e urgente - sottolinea il capo dello Stato in una nota -. Si è ancora in tempo per introdurre in Senato nella legge di conversione del decreto del 13 agosto misure capaci di rafforzarne l'efficacia e la credibilità. Faccio appello a tutte le parti politiche perché sforzi rivolti a questo fine non vengano bloccati da incomprensioni e da pregiudiziali insostenibili».

MARONI - Poco prima, a margine di un comizio a Concesio, nel Bresciano, il ministro dell'Interno Roberto Maroni aveva detto che «ci sono state delle modifiche, delle discussioni. Una fase concitata ma ieri (domenica, ndr) il testo è stato approvato. Quindi mi pare che la questione sia chiusa». Nella stessa occasione Maroni non ha voluto invece rispondere alle domande sul contenuto dell'incontro del pomeriggio tra il leader della Lega Umberto Bossi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

PRESSING SULLE PENSIONI - Secondo fonti interne alla maggioranza, nell'incontro con i vertici del Carroccio in via Bellerio, Tremonti avrebbe tentato - sostenuto in diretta da una telefonata di Berlusconi - di convincere Bossi a dire sì a un intervento sulle pensioni. L'obiettivo era convincerlo ad accettare un innalzamento graduale dell'età pensionabile delle donne dal 2012 e non dal 2016 e di intervenire sulle pensioni di anzianità portando le «quote» a 97 nel 2012, 98 nel 2013 fino ad arrivare con graudalità a 100. Bossi però sarebbe stato irremovibile.


ITER ACCELERATO - Formalmente, intanto, la maggioranza assicura, con il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri, che non presenterà emendamenti nel corso dell'esame della manovra al Senato. Vista l'attuale situazione di crisi dei mercati, ci si auspica infatti, con spirito bipartisan (tranne l'Idv, che ha chiesto di non strozzare il dibattito) che il decreto sia esaminato con rapidità e che venga approvato già mercoledì. In questo modo, il testo potrà subito passare alla Camera dove con ogni probabilità si cercherà di seguire lo stesso iter veloce. Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd, garantisce da parte sua che «il Partito Democratico non attuerà alcuna forma di ostruzionismo» e «presenterà un numero limitato di emendamenti». In cambio, però, chiede «che si proceda all'approvazione di almeno due significative modifiche: eliminare l'articolo 8 e cancellare i tagli a province, regioni e comuni».
I Btp ancora sotto pressione in avvio Tokio (-2%) ai minimi da due anni Il differenziale con i Bund sale a 378,5 nei primi scambi. Lo spettro default, attesa per la manovra. Oro ai massimi data: 6/9/2011 scade: 08/09/2011
MILANO - Resta in forte tensione il mercato dei titoli di Stato italiani nei primi scambi della giornata quando il differenziale, lo spread rivelatore dei livelli di rischio, tra i Btp decennali e i tedeschi Bund sale ancora un po' , a quota 378.5, dai 372 della vigilia. Non poteva essere diversamente, in attesa dell'approvazione di una manovra che ancora non convince l'Europa. Piazza Affari dopo lo scivolone del 4,8 di ieri mostra segni di ripresa (+0,04%) al traino di un timido rimbalzo delle principali borse europee.

ANSIA DA DEFAULT - L'incubo default toglie il sonno agli operatori, e non solo a loro, che dalle prime ore del mattino sonoin chiodati ai monitor nelle sale operative. Non hanno aiutato le parole del cancelliere Angela Merkel che ha accostato ieri il caso italiano a quello greco, nè il nuovo altolà di Moody's sul possibile declassamento del rating. E se il presidente in pectore della Bce Mario Draghi ha già avvertito che il sostegno della banca centrale non sarà eterno e che la via è l'abbattimento del debito, si spera che sortisca il suo effetto il monito del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

TOKIO AI MINIMI - La Borsa giapponese ha chiuso intanto con un tonfo del 2,21% sui minimi di due anni fa, non faceva peggio dall'aprile 2009.


ORO AI NUOVI MASSIMI - I timori per la recessione mondiale portano intanto l'oro ai nuovi massimi storici a 1.920,94 dollari l'oncia
 
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